IL DALAI LAMA E IL CROCIFISSO
Apprendo con gioia che anche il Dalai Lama mette in campo tutta la sua autorità e il suo prestigio mondiale (fattosi più forte in un clima di odiose persecuzioni) per sostenere coloro che ritengono che l’Italia non debba fare a meno del crocifisso negli spazi pubblici. E’ sicuramente un pronunciamento significativo, “pesante”, che dovrebbe far riflettere i crociati del laicismo anticristiano, meglio, anticattolico.
Appurato che il problema della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, negli ospedali, negli spazi pubblici, non riguarda i musulmani, i buddisti o i Testimoni di Geova, ma solamente i fedeli di una religione nuova e strana, dai contorni fluidi, ma intransigente e settaria come il laicismo, dobbiamo cercare di individuare il nocciolo della questione.
Il laicista sostiene che uno spazio pubblico che espone il crocifisso diventa automaticamente uno spazio in qualche modo “violento” nei suoi confronti. Lasciate stare il privilegio dato ad una religione piuttosto che ad altre. Al laicista interessa solamente la propria religione, quella che dice che “tutte le religioni devono stare sullo stesso piano”. Ma lo sapete cosa si nasconde dietro questo ragionamento? Ecco: il concetto che nessuno si può permettere in uno spazio pubblico di esternare il proprio credo religioso. O qualsiasi altro credo che professa. Le conseguenze del divieto della Corte Europea potrebbero infatti diventare piuttosto paradossali.
Prendiamo la scuola. Se si stacca con quel principio il crocifisso dalle pareti, allora nessuno potrebbe più permettersi di entrare in un’aula portando un crocifisso al collo. Ma si potrebbe ricorrere contro coloro che se ne vanno in classe con la maglietta di Che Guevara; potrebbero diventare dei fuorilegge quelli che indossano la T-shirt di Obama o dei Led Zeppelin. Sinceramente la maglietta che inneggia ad Obama, o la sagoma del Che m’indispongono e molto. Perché dovrei stare in classe ed espormi giornalmente ad una vista per me odiosa? Senza contare che ho sempre preferito il rock progressivo all’hard rock. Insomma, potrei anch’io per questi motivi ricorrere alla Corte Europea. La quale potrebbe decretare che in uno spazio pubblico come la scuola è assolutamente vietato entrare con qualunque segno distintivo di una qualche preferenza religiosa, politica o artistica.
Avremmo delle classi grigie ed anonime, degli studenti grigi ed anonimi, un mondo grigio ed anonimo, come tristemente grigio ed anonimo è il laicista. Questo è quanto ci prospetta questa strana e totalitaria religione. Il cui dogmatismo è peggiore di qualsiasi altro dogmatismo perché è maledettamente astratto, ideologico, teorico, utopistico. Perché taglia in mille pezzi l’uomo, lo priva della passione, della cultura, della storia. Il laicista, nel suo odio iconoclasta, non è così umile né così intelligente da riconoscere che quel crocifisso vuol dire molto, veramente molto per la storia della sua terra.
Compassione, dono della propria vita per la salvezza degli altri, umiltà, forza del perdono, giudizio contro tutti coloro che ingiustamente perseguitano un innocente, speranza in una vita migliore e più giusta... quanto abbiamo costruito su questi valori? Da dove vengono gli ospedali, le opere assistenziali, la promozione dell’uomo e della donna, la stessa uguaglianza umana se non dalla croce di Cristo? Potevamo essere tutti islamici. L’Islam ora lo conosciamo, ora lo vediamo, sappiamo cos’è. Potevamo scannarci come barbari (e tutte le volte che ci siamo allontanati da quella croce siamo tornati alla barbarie). Possiamo ancora trasformarci in un mondo totalmente disumano, se non ci lasciamo giudicare da quella croce.
In Lituania, presso la città Šiauliai, c’è la famosa Collina delle croci. Ce ne sono circa 56.000, di ogni dimensione, foggia e materiale. Sono state piantate lì dal popolo lituano, che le ha moltiplicate durante la dominazione sovietica, quando i comunisti per ben tre volte le abbatterono completamente. Chi può permettersi di obiettare ai lituani questa loro invasione in uno “spazio pubblico”? Quale freddo, asettico tribunale internazionale potrebbe permettersi di chiuderla con un’ordinanza? Non ci sono riusciti i sovietici, figuriamoci se la Comunità Europea può permettersi una cosa simile! In ogni caso, vi sarebbe una rivoluzione!
Ma voglio fare un altro piccolo, più piccolo esempio. In occasione della gravidanza di mia moglie, ho frequentato con una certa assiduità il reparto di ostetricia dell’ospedale della mia città. C’è una specie di salottino per i visitatori, dove, in un angolo campeggia la statua di Sant’Anna con la piccola Maria. Davanti a quella statua non mancano mai i fiori freschi. Ora, capisco che una suscettibile laica finlandese potrebbe anche giudicare la cosa di un bigottismo da sud del mondo, ma c’è qualcuno disposta a scomodare il Tribunale Europeo per rimuovere quella statua da quello spazio pubblico?
Chi dice che i simboli religiosi cristiani non rappresentano il nostro Paese non pensa veramente, pensa in astratto. Ci vuole condurre tutti in un mondo grigio, triste e senza storia, dove tutti forse si sentiranno più liberi di copulare come, quando e con chi vogliono.
Molto meglio la croce, e tutto quello che significa. Il Dalai Lama l’ha capito. I laicisti no.
Gianluca Zappa
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