QUANDO LA FEDE E' DAVVERO ADULTA
Nel 1925 Gilbert Keith Chesterton, analizzando con la consueta acutezza la storia della fede cattolica nel suo saggio L’uomo eterno, rilevava come almeno cinque volte quella fede fosse sopravvissuta alla sua presunta morte: dopo gli ariani, i catari, gli scettici umanisti, i Voltaire e i Darwin, la Chiesa, data ogni volta per spacciata, conobbe sempre un nuovo slancio, una generazione di giovani che avevano una fede più forte e viva dei loro padri.
Le culture, le varie interpretazioni del mondo, le filosofie, i poteri umani che tutto sembrava dovessero schiacciare sotto i loro piedi, sono poi passati. Le parole di Cristo no.
In certi momenti c’è stata la sensazione che un nuovo fiume fosse destinato a travolgere ogni cosa, e l’unica questione su cui si poteva discutere era quanto tempo sarebbe occorso. Ma ogni volta il mondo ha dovuto scoprire che c’era una cosa che andava contro il fiume. Una cosa viva, perché, al contrario, le cose morte vanno nella stessa direzione del fiume: “Una barca di carta può cavalcare sul gonfiante diluvio con tutta l’aerea arroganza di una nave fatata; ma se la nave fatata naviga controcorrente essa è realmente condotta dalle fate”.
Quella nave fatata era ed è la Chiesa cattolica, nata dal sangue di Cristo e dal sacrificio e dalla predicazione degli Apostoli, primi fra tutti Pietro e Paolo.
Se cito Chesterton è perché le sue riflessioni sono quanto mai attuali e ne trovo un’eco nella fondamentale omelia tenuta da Benedetto XVI qualche giorno fa, ai vespri della vigilia della festa dei santi Pietro e Paolo. Un testo fondamentale, pur nella sua brevità, da incorniciare. La peculiarità di questo grande Papa è proprio, secondo me, nella chiarezza con cui si esprime e con cui traccia la rotta per i fedeli. Quello che dice merita perciò di essere continuamente ascoltato, letto e meditato, ed è proprio per questo che è importante diffondere le sue parole:
“Nel quarto capitolo della lettera agli Efesini l’apostolo Paolo ci dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l’età adulta, un’umanità matura. Non possiamo più rimanere “fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (4, 14). Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede “responsabile”, una “fede adulta”.
La parola “fede adulta” negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede “fai da te”, quindi. E lo si presenta come “coraggio” di esprimersi contro il magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo “schema” del mondo contemporaneo.
È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una “fede adulta”. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo.
Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo.
La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s’oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s’esprime e si manifesta nella comunione con Gesù Cristo.
Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla negazione, ma ci conduce al grande “sì”. Descrive la fede matura, veramente adulta in maniera positiva con l’espressione: “agire secondo verità nella carità” (cfr. Efesini 4, 15). Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede, si volge prima di tutto verso la verità. Il potere del male è la menzogna. Il potere della fede, il potere di Dio è la verità. La verità sul mondo e su noi stessi si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende visibile a noi nel volto di Gesù Cristo.
Guardando a Cristo riconosciamo un’ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili. In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questa l’essenza di Dio. Per questo, per i cristiani verità e carità vanno insieme. La carità è la prova della verità. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio, che la verità diventi carità e la carità ci renda veritieri”.
Per riprendere la metafora di Chesterton, il cristiano non deve essere una nave di carta che naviga tronfia ed orgogliosa sfruttando la corrente delle mode del momento, ma una nave fatata che, guardando continuamente al volto di Gesù Cristo, cioè alla verità, se necessario si oppone ai venti della moda.
Un giudizio chiaro, di cui siamo grati al nostro grande Papa; un giudizio che ci permette di capire cosa vuol dire avere una fede adulta, e a diffidare delle sgangherate e comode contraffazioni.
Gianluca Zappa
















