DUELLO IN TV
CIO' CHE PRODI NON PUO',
CIO' CHE BERLUSCONI DOVREBBE
E allora, visto che ne parlano tutti, parliamone pure noi, anche se l'argomento non è stimolante, perché il faccia a faccia tra Berlusconi e Prodi dell'altra sera non è stato davvero un gran che. Ma non mi soffermerò su analisi di carattere mediatico, che m'interessano fino a un certo punto. A questo proposito dirò solo che si è palesata una certa incapacità professionale di gestire il confronto da parte di chi lo doveva gestire. Imbarazzante il flop di Marcello Sorgi della Stampa (non riusciva quasi a spiccicar parola) e il disagio di Mimum. Diciamoci la verità: vogliamo fare gli americani senza esserne capaci.
Due minuti e mezzo a testa: con Berlusconi sembravano passare troppo in fretta, quando invece parlava Prodi non passavano mai. Forse perché il Berlusca aveva tanto da dire (cinque anni di governo da raccontare che in due minuti e mezzo proprio non ci stanno), mentre Prodi ci cucinava l'aria fritta, e come un buon cuoco pacioso e buongustaio si era seduto a tavola con tutta calma.
Vorrei comunque fare solo due considerazioni, che mi sembrano centrali.
La prima. Prodi tiene a presentarsi come una persona seria, responsabile, preoccupata del futuro, pronta al dialogo e alla pace sociale. Pacifico e pacioso, un padre di famiglia che ha a cuore i suoi figli. Molto vescovo-assistente di Azione Cattolica. Pronto al dialogo e alla solidarietà, perché è così che si governa un Paese.
Ma lasciarsi convincere e commuovere dal buon Romano è la più grossa cretinata. Prodi è un equivoco vivente, un leader di cartapesta, un palo nella vigna della sinistra. Mente non sapendo di mentire (a voler essere buoni con lui) quando dice che farà tutto quello che vuol fare. Prendiamo la TAV, per esempio. Lui dice che si farà e che basterà parlare, dialogare con la gente del posto (mentre i cattivoni della destra non l'hanno fatto). Povero illuso (ma ci è o ci fa?)! Quelli la TAV, così come è stata progettata, non l'accetteranno mai. Il che è come dire che il collegamento non si farà. E saranno le stesse forze politiche che gli avranno dato i voti che metteranno le manette al pacifico Prodi. Può fare il vescovo e il buonista quanto gli pare, ma questa è l'atroce verità. E questo vale anche per tutta una serie di altre opere o di questioni. Le cose sono due: o andremo incontro ad una paralisi (la cosa più probabile) oppure magicamente ogni protesta si spegnerà, e allora vorrà dire che siamo stati presi in giro, che abbiamo assistito ad uno squallido e cinico gioco delle parti pre elettorale.
Insomma, Prodi può fare l'indipendente quanto vuole, ma i poteri forti che lo appoggiano (e che hanno pesato notevolmente sullo sviluppo italiano) passeranno a chiedergli il conto; può fare lo stratega internazionale, ma cinque secondi dopo viene sbertucciato dall'antiamericanismo degli alleati; può fare il pacifico, ma quelli che ha alle spalle sono assatanati e violenti, e lo aspettano al varco. Si guardano in cagnesco anche tra loro e solo l'odio a Berlusconi li tiene e li ha tenuti uniti in questi cinque anni. Per capire veramente chi sta dietro a prodi, invito a leggere il documento della Compagnia delle Opere che pubblichiamo nella sezione Povera Patria.
La seconda. Prodi ha fatto una battuta su Berlusconi: è stato cinque anni al governo, con una maggioranza totale, e parla come se fosse all'opposizione! Qui a mio parere il Berlusca dovrebbe fermarsi un attimo, sputare meno cifre e parlare ancor più chiaro, anche più lentamente, agli elettori. Dovrebbe spiegare bene, ma proprio bene, che in soli cinque anni non è possibile fare miracoli e che è pura demagogia pretenderlo. Prodi chiede al Berlusca perché non abbia usato la bacchetta magica. Berlusca dovrebbe far comprendere bene che ha passato per lo meno un anno a capire cosa aveva combinato il centro sinistra prima di lui, a cominciare dallo spaventoso debito pubblico. E che mettere in piedi un'Italia che era stata immobile per decenni (qui, per esempio, è stato chiaro a proposito delle grandi opere), che manca di infrastrutture, che è bloccata nel suo sviluppo dal corporativismo, da finte liberalizzazioni, da una macchina statale farraginosa e antiquata, è un'impresa immane e quasi disperata, tanto più se si considera con obiettività il catastrofico quadro dell'economia mondiale proprio di questi anni. Tenere a galla la barca è stato un miracolo. E, nello stesso tempo, rimboccarsi le maniche, fare un numero incredibile riforme, guardare con ostinata speranza al futuro, mentre la sinistra faceva una campagna all'insegna del lamento e della depressione morale, è significato salvare il Paese.
Berlusconi dovrebbe dirlo con chiarezza e con forza, con foga, con dignità: cinque anni non sono niente, nessuno può rianimare il cadavere di un intero Paese, in soli cinque anni.
Certo che Berlusconi, pur avendo fatto molto, sta ancora all'opposizione! E' l'opposizione a decenni di immobilismo, a fronte dei quali il suo quinquennio è povera cosa.
Un immobilismo che, purtroppo, si riprofila all'orizzonte. Con il volto di Prodi.
Gianluca Zappa

categoria: cultura, politica, attualità, ideologia
















